Giugno 2008 - Giugno 2013 / Anno V

sabato 1 ottobre 2011

Draghi, Tremonti e Bankitalia: in ballo 2 visioni economiche

La scelta del successore di Mario Draghi a governatore della Banca d'Italia è un affare assai più complicato di quello che appare ad una prima occhiata. Non si tratta dell'ennesimo litigio tra Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi. Lo scontro è tra Giulio Tremonti e Mario Draghi. Con Tremonti che vuole un esterno a Bankitalia, e cioè il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli; mentre Draghi insiste per mantenere la tradizione di una scelta interna che cadrebbe quindi sul direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni.

Non sembra trattarsi prettamente di uno scontro politico interno, italiano o nel PdL: il nodo è assi più complicato. Si tratta di scavare per capire in quali mani si vuole che finisca l'Italia: in quelle che reggono l'economia politica globale attraverso gli organismi internazionali quali Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e così via, o in quelle interne, relative allo scenario politico nazionale?
Da un tale quesito discende però un'altra considerazione, ossia quella per cui non credo di sbagliare dicendo che gli eventi economici degli ultimi 10 anni hanno fatto chiaramente capire che esiste un potere più forte di quello puramente politico; un potere, legato al soldo, che travalica pericolosamente gli interessi nazionali degli Stati. Pericolosamente perché i politici sembrano dimenticare sempre più spesso (basta osservare le cronache finanziarie nazionali ed internazionali di questi giorni) quali siano gli interessi dei cittadini per farne altri che rischiano di mettere in ginocchio interi Paesi.

Tornando alla contrapposizione Draghi-Tremonti, la vera difficoltà è capire quindi quali siano i reali interessi che si potrebbero snodare dietro le due facciate: da una parte un Tremonti, laureato in Giurisprudenza, che è un giurista-tributarista seguace, secondo varie fonti, di una sorta di colbertismo riveduto, non troppo protezionistico con un tocco di liberalismo, ma contrario alla globalizzazione; dall'altra un Draghi, laureato in Economia e Commercio, che è un economista della scuola liberale.

Sul web ho trovato un articolo scritto nel 2008, e quindi lontano da ogni sospetto di schieramento politico legato all'attualità, che precisa in modo semplice le differenze che allontanano le posizioni di Draghi e di Tremonti sulla gestione finanziaria. L'articolo completo può essere letto qui.

I due hanno sempre dimostrato, con le critiche reciproche, di non condividere affatto le idee dell'altro e di essere anzi agli opposti. Quindi la scelta di un candidato invece dell'altro deve essere forzatamente relativa a ciò che si vuole ottenere per un certo gruppo di 'protetti'. Allora, di chi si tratta di fare gli interessi? Dei cittadini? Di pochi potenti? Della corrente di volta in volta più influente? Di altri Paesi cui sono stati rivolti investimenti ed attenzione? Perchè per fare il soldo di cui sopra, non bisogna mica necessariamente rimanere nella propria Patria.

L'immagine degli Euro è tratta da Wikipedia ed è di Pubblico Dominio.

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